MARCO DENTE (1496-1527)
GLI SCHELETRI 1520

Bulino, mm 284 x 435. Stato: II/II

Bulino, monogrammato in lastra in alto a sinistra. Da un soggetto di Rosso Fiorentino. Esemplare nel secondo stato di due, con l’indirizzo dell’editore Antonio Salamanca. Bella prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “Cerchio con giglio e lettere I e M”, completa della linea del rame, in ottimo stato di conservazione.
La composizione, sebbene sia più piccola nelle dimensioni, riproduce un soggetto analogo inciso da Agostino Veneziano e datato 1518. La scena raffigurata è stata interpretata dal Panofsky come la disputa tra il diavolo e la Morte circa il destino dell’uomo, raffigurato dallo scheletro giacente a terra: la Morte (lo scheletro alato), che simboleggia la potenza divina, ne rivendica per sé la pertinenza, sostenuta da asceti in atteggiamento di pietoso rispetto, mentre ad appoggiare il diavolo sono figure rabbiose e sinistre, tra cui l’Invidia con sembianze femminili. Rispetto allo sfondo scuro del Veneziano, Dente introduce un paesaggio roccioso e, a sinistra, un’architettura di blocchi; la figura a destra della Morte, nel Veneziano ha il capo coperto da un cappuccio, qui invece mostra la sua folta chioma; o ancora, la figura inginocchiata accanto al defunto lì ha il volto leggermente girato verso sinistra e gli occhi aperti, qui invece è abbandonato in avanti, di profilo, con gli occhi chiusi. Inoltre, Dente aggiunge altre figure e particolari che lì mancano.

Il modello per l’incisione del Veneziano, è stato identificato in un disegno a sanguigna conservato agli Uffizi di Firenze. Datato 1517, risulta in controparte rispetto alle due incisioni e nell’800 è stato attribuito a Rosso Fiorentino. A Roma, dove Agostino si stabilisce dal 1516, il foglio sarebbe stato portato da Baccio Bandinelli che, secondo la testimonianza del Vasari commissionò a Veneziano di incidere una “notomia che aveva fatta d’ignudi secchi e d’ossame di morti”. Sulla base delle differenze riscontrate tra le due incisioni, si può ipotizzare che le opere siano state eseguite indipendentemente l’una dall’altra. Secondo Bartsch anche il disegno utilizzato dal Dente doveva essere diverso e più ricco di dettagli, soprattutto nello sfondo, che è l’elemento di maggiore divergenza tra le due incisioni.

Bibl: Bartsch, XIV, 425; K. Oberhuber, Roma e lo stile classico di Raffaello, p. 190 – 191; Le Blanc, II, p. 112 n. 31;Panofsky, 1964, pp. 232 e ss; Massari, Tra Mito e Allegoria, pp. 50 – 53

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